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Archivio per settembre 2017

Ufficio Comunicazione

COMUNICATO STAMPA

Attenzione alle false email in nome del Fisco
I link contengono dei virus informatici

Nuovi tentativi di truffa ai danni dei contribuenti. L’Agenzia delle Entrate sta ricevendo in questi giorni diverse segnalazioni relative a delle email spedite ai cittadini in cui viene chiesto di attivare procedure di rimborso o di regolarizzare la propria posizione fiscale.

Si tratta di email di phishing contenenti un link che, qualora cliccato, avvia il download di un virus che potrebbe danneggiare il computer dei destinatari. Le Entrate invitano coloro che ricevono queste email a cancellarle immediatamente.

Le segnalazioni dei contribuenti – In una delle email si invita il destinatario a scaricare un modulo per richiedere un rimborso parziale del canone TV. Nell’altra tipologia di email si chiede ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione scaricando un apposito modulo e versando una determinata somma.

Le email si concludono con l’indicazione di alcuni numeri telefonici, relativi agli uffici delle Entrate.

Tutte le informazioni contenute nelle email in questione sono false: l’Agenzia consiglia di cestinarle senza aprirle.

Fonte: Agenzia delle Entrate Roma

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Il ddl Concorrenza, entrato in vigore lo scorso 29 ottobre, contiene anche nuove disposizioni riguardanti il settore della casa e, più precisamente, le polizze assicurative legate ai mutui. Come spiega all’AdnKronos Ivano Cresto, responsabile Mutui di Facile.it, “questo ddl ha ribadito che le banche non possono condizionare l’erogazione del finanziamento alla sottoscrizione di un contratto assicurativo“.

Nel momento in cui si sottoscrive un mutuo l’unica assicurazione obbligatoria è quella contro il caso di scoppio e incendio. “Ma la banca – sottolinea l’esperto – non può obbligare il cliente a sottoscriverla con il proprio istituto“. Insomma se si ritiene più conveniente un prodotto offerto da un’altra banca o da una compagnia assicurativa, lo si può acquistare separatamente “a patto che soddisfi le esigenze di copertura della banca che eroga il mutuo“, aggiunge Cresto sottolineando: “Se la polizza scelta dal cliente è in linea con i parametri stabiliti dall’istituto di credito, quest’ultimo deve accettarla”.

 “Alcune banche non fanno pagare questa polizza, regalandola a chi decide di erogare il mutuo. E questo è un vantaggio da non sottovalutare visto che per un mutuo medio, di 100-120mila euro su un immobile del valore di 180mila, può costare sui 1.000 euro da pagare al momento della stipula in un premio unico”, dice ancora l’esperto.

Oltre a questa ‘polizza base’, ci sono altre coperture che possono far salire inutilmente il costo della pratica, fino ad aumentare anche del 12% il costo che il mutuatario deve sostenere. “E’ importante valutare di allargare il pacchetto in base alle proprie esigenze – fa presente Cresto – nel caso di una famiglia con figli ancora piccoli, monoreddito o con il contraente con stipendio molto più alto di quello del coniuge, far sì che l’assicurazione paghi il resto delle rate nel caso in cui morisse chi ha contratto il mutuo può essere vantaggioso”.

Le più comuni polizze legate ai mutui sono senza dubbio TCM, CPI, ITP, ITT, PI e RO cioè Temporanea Caso Morte, Creditor Protection Insurance o Assicurazione per la Protezione del Creditore, Invalidità Totale Permanente, Invalidità Totale Temporanea, Perdita Impiego e Ricovero Ospedaliero. “A un giovane ad esempio può convenire quella legata alla perdita dell’impiego che prevede una copertura delle rate per 12-36 mesi”, aggiunge l’esperto concludendo: “Se si è dipendenti pubblici, ad esempio, conviene di più associare al finanziamento una assicurazione di Invalidità totale permanente o temporanea; se si è dipendenti privati può essere invece utile unire al mutuo anche una polizza contro la perdita dell’impiego”.

Attenzione però, se si considera la copertura contro la perdita dell’impiego, ricorda Facile.it. Le assicurazioni garantiscono il pagamento della rata per un periodo compreso fra i 12 e i 36 mesi, ma potrebbero rifiutarsi di corrispondere quanto dovuto, se esplicitamente scritto nel contratto, in caso di cassa integrazione o messa in mobilità.

Fonte: AdnKronos

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Al telefono o direttamente alla porta di casa, alla ricerca di informazioni utili a truffarci. Dopo la ‘pausa estiva’ ecco il grande ritorno dei malintenzionati delle bollette, un vero e proprio esercito di malfattori in azione per frodare a caro prezzo utenti in buona fede, spesso ingenui, distratti o più semplicemente anziani. E, tra i tanti tentativi di raggiro, a farla da padrone e a mietere più vittime è senz’altro la ‘truffa del POD’, con inconsapevoli cittadini che si ritrovano abbonati a sorpresa a nuovi e più costosi servizi di energia elettrica e gas senza averne mai fatto richiesta e senza soprattutto aver mai dato il consenso al passaggio da un gestore all’altro o da un contratto all’altro.

COME FUNZIONA e COME DIFENDERSI-
Come molti sanno, POD e PDR sono rispettivamente i codici identificativi dell’utenza di luce o gas, solitamente riportati nella parte superiore della bolletta. Insieme ai dati personali dell’utente, sono proprio questi codici a consentire ai truffatori di intestare sul filo della legge al cittadino ignaro nuove tipologie di contratto o, addirittura, a permettere il cambio di gestore. Approfittando della buona fede degli utenti meno accorti, i malfattori tenteranno quindi di carpire questi dati per truffarli. Come? Ci sono due modi: al telefono, attraverso un call center, o letteralmente sul pianerottolo di casa. Ecco come:

Al telefono –
La vittima prescelta del raggiro viene contattata telefonicamente da un call center che, a nome di un generico “principale gestore italiano di luce (o gas)”, ha bisogno di un chiarimento sui dati dell’utente e sui suoi codici identificativi. Il motivo? L’utente, sempre secondo l’addetto al call center, “paga troppo”. Da qui la richiesta: “Se mi fornisce il codice facciamo un controllo, rimettiamo a posto le cose e le applichiamo una tariffazione più conveniente”. Inutile dire che si tratta di un falso e che la generica “azienda” sta solo tentando di fregare il povero malcapitato. Cosa fare quindi? Semplicemente evitare sempre di fornire dati sensibili e codici utente, salutare e attaccare subito il telefono. L’azienda fornitrice delle utenze, infatti, è già al corrente di questi dati e non chiamerà mai per chiederveli nuovamente. Ma non basta. In certi casi infatti, soprattutto quando le telefonate sono fin troppo numerose, è bene avvertire dell’accaduto la società di luce o gas, che provvederà a segnalare gli episodi alle autorità competenti.

Sulla porta di casa –
Solitamente giovani, ben curati, sorridenti e dotati di una buona parlantina. A chi non è mai capitato di ricevere una visita da parte di ragazzi (maschi in maggioranza) che, con modi garbati e tanta gentilezza, si presentano come ‘addetti’ o ‘operatori’ dell’azienda del gas o della luce? Magari anche dotati di cartellino di riconoscimento che tuttavia, guarda caso, non corrisponde quasi mai alla società che viene menzionata alla presentazione. Ebbene, come dietro alla cornetta telefonica, così anche dietro un sorriso può nascondersi un pericolo. La tecnica è la stessa del call center: chiedere di vedere l’ultima bolletta dell’energia o del gas per capire se l’importo sia anomalo e se, in alcuni casi, sia presente sulla fattura un codice non meglio specificato, indice che l’utente ancora una volta sta pagando troppo. Una rapida occhiata e il gioco è fatto.

Come evitare brutte sorprese?
Anche qui, è solo necessario non consegnare mai la bolletta con allegati codice POD o PDR a chi abbiamo davanti né tantomeno firmare qualsivoglia documento anche se al momento può sembrare incredibilmente vantaggioso: basta pochissimo infatti perché si caschi in un vortice di contratti non richiesti, stipulati con gestori mai contattati, dal quale è poi difficilissimo uscire. Almeno senza pagare penali.

Fonte: Adnkronos

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Arriva il conto di deposito per la tutela di chi compra casa. La legge sulla concorrenza (la n. 124/2017 in vigore dal 29 agosto scorso) ha introdotto la facoltà di richiedere il deposito del prezzo al notaio rogante fino alla trascrizione del contratto di compravendita. In questo modo chi non trascrive il preliminare ha uno strumento in più per evitare l’esposizione a rischi diversi: come l’eventualità che tra la data del rogito (o, meglio, la data dell’ultima ispezione dei registri immobiliari eseguita dal notaio rogante) e quella della sua trascrizione nei registri venga pubblicato un gravame inaspettato a carico del venditore (ipoteca, sequestro, pignoramento, domanda giudiziale ecc.); oppure che il venditore venda più volte lo stesso immobile a diversi acquirenti, con la conseguenza che tra essi prevale chi per primo trascrive. In sostanza, fino a che l’acquisto non sia trascritto, non si ha la certezza che esso sia andato a buon fine; e se, per caso, non va a buon fine, si tratta spessissimo di situazioni in cui è praticamente impossibile avere la restituzione del denaro consegnato al venditore al momento della firma del rogito.

La scena tradizionale (al rogito il venditore consegna le chiavi e l’acquirente paga il prezzo) è dunque destinata a cambiare nel caso di rogito successivo a un contratto preliminare di cui non sia stata voluta la trascrizione. La nuova legge infatti afferma (importando in Italia una prassi da tempo vigente in Francia) che se ne sia «richiesto da almeno una delle parti», il notaio deve tenere in deposito il saldo del prezzo destinato al venditore fino a quando non sia eseguita la formalità pubblicitaria con la quale si acquisisce la certezza che l’acquisto si è perfezionato senza subire gravami.

In una prima fase sarà inevitabile qualche intoppo. Vero è invece che la nuova norma è stata introdotta per avere un senso: e cioè quello di proteggere l’acquirente dal rischio di vedere la trascrizione del proprio acquisto preceduta da una formalità pregiudizievole. Quando la legge vuol proteggere uno dei soggetti di un rapporto, detta norme per loro natura inderogabili (il cosiddetto ordine pubblico «di protezione») , poiché altrimenti destinate appunto ad essere travolte, nella prassi commerciale, da clausole di stile.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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