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Ufficio Comunicazione

COMUNICATO STAMPA

Attenzione alle false email in nome del Fisco
I link contengono dei virus informatici

Nuovi tentativi di truffa ai danni dei contribuenti. L’Agenzia delle Entrate sta ricevendo in questi giorni diverse segnalazioni relative a delle email spedite ai cittadini in cui viene chiesto di attivare procedure di rimborso o di regolarizzare la propria posizione fiscale.

Si tratta di email di phishing contenenti un link che, qualora cliccato, avvia il download di un virus che potrebbe danneggiare il computer dei destinatari. Le Entrate invitano coloro che ricevono queste email a cancellarle immediatamente.

Le segnalazioni dei contribuenti – In una delle email si invita il destinatario a scaricare un modulo per richiedere un rimborso parziale del canone TV. Nell’altra tipologia di email si chiede ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione scaricando un apposito modulo e versando una determinata somma.

Le email si concludono con l’indicazione di alcuni numeri telefonici, relativi agli uffici delle Entrate.

Tutte le informazioni contenute nelle email in questione sono false: l’Agenzia consiglia di cestinarle senza aprirle.

Fonte: Agenzia delle Entrate Roma

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Il ddl Concorrenza, entrato in vigore lo scorso 29 ottobre, contiene anche nuove disposizioni riguardanti il settore della casa e, più precisamente, le polizze assicurative legate ai mutui. Come spiega all’AdnKronos Ivano Cresto, responsabile Mutui di Facile.it, “questo ddl ha ribadito che le banche non possono condizionare l’erogazione del finanziamento alla sottoscrizione di un contratto assicurativo“.

Nel momento in cui si sottoscrive un mutuo l’unica assicurazione obbligatoria è quella contro il caso di scoppio e incendio. “Ma la banca – sottolinea l’esperto – non può obbligare il cliente a sottoscriverla con il proprio istituto“. Insomma se si ritiene più conveniente un prodotto offerto da un’altra banca o da una compagnia assicurativa, lo si può acquistare separatamente “a patto che soddisfi le esigenze di copertura della banca che eroga il mutuo“, aggiunge Cresto sottolineando: “Se la polizza scelta dal cliente è in linea con i parametri stabiliti dall’istituto di credito, quest’ultimo deve accettarla”.

 “Alcune banche non fanno pagare questa polizza, regalandola a chi decide di erogare il mutuo. E questo è un vantaggio da non sottovalutare visto che per un mutuo medio, di 100-120mila euro su un immobile del valore di 180mila, può costare sui 1.000 euro da pagare al momento della stipula in un premio unico”, dice ancora l’esperto.

Oltre a questa ‘polizza base’, ci sono altre coperture che possono far salire inutilmente il costo della pratica, fino ad aumentare anche del 12% il costo che il mutuatario deve sostenere. “E’ importante valutare di allargare il pacchetto in base alle proprie esigenze – fa presente Cresto – nel caso di una famiglia con figli ancora piccoli, monoreddito o con il contraente con stipendio molto più alto di quello del coniuge, far sì che l’assicurazione paghi il resto delle rate nel caso in cui morisse chi ha contratto il mutuo può essere vantaggioso”.

Le più comuni polizze legate ai mutui sono senza dubbio TCM, CPI, ITP, ITT, PI e RO cioè Temporanea Caso Morte, Creditor Protection Insurance o Assicurazione per la Protezione del Creditore, Invalidità Totale Permanente, Invalidità Totale Temporanea, Perdita Impiego e Ricovero Ospedaliero. “A un giovane ad esempio può convenire quella legata alla perdita dell’impiego che prevede una copertura delle rate per 12-36 mesi”, aggiunge l’esperto concludendo: “Se si è dipendenti pubblici, ad esempio, conviene di più associare al finanziamento una assicurazione di Invalidità totale permanente o temporanea; se si è dipendenti privati può essere invece utile unire al mutuo anche una polizza contro la perdita dell’impiego”.

Attenzione però, se si considera la copertura contro la perdita dell’impiego, ricorda Facile.it. Le assicurazioni garantiscono il pagamento della rata per un periodo compreso fra i 12 e i 36 mesi, ma potrebbero rifiutarsi di corrispondere quanto dovuto, se esplicitamente scritto nel contratto, in caso di cassa integrazione o messa in mobilità.

Fonte: AdnKronos

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Al telefono o direttamente alla porta di casa, alla ricerca di informazioni utili a truffarci. Dopo la ‘pausa estiva’ ecco il grande ritorno dei malintenzionati delle bollette, un vero e proprio esercito di malfattori in azione per frodare a caro prezzo utenti in buona fede, spesso ingenui, distratti o più semplicemente anziani. E, tra i tanti tentativi di raggiro, a farla da padrone e a mietere più vittime è senz’altro la ‘truffa del POD’, con inconsapevoli cittadini che si ritrovano abbonati a sorpresa a nuovi e più costosi servizi di energia elettrica e gas senza averne mai fatto richiesta e senza soprattutto aver mai dato il consenso al passaggio da un gestore all’altro o da un contratto all’altro.

COME FUNZIONA e COME DIFENDERSI-
Come molti sanno, POD e PDR sono rispettivamente i codici identificativi dell’utenza di luce o gas, solitamente riportati nella parte superiore della bolletta. Insieme ai dati personali dell’utente, sono proprio questi codici a consentire ai truffatori di intestare sul filo della legge al cittadino ignaro nuove tipologie di contratto o, addirittura, a permettere il cambio di gestore. Approfittando della buona fede degli utenti meno accorti, i malfattori tenteranno quindi di carpire questi dati per truffarli. Come? Ci sono due modi: al telefono, attraverso un call center, o letteralmente sul pianerottolo di casa. Ecco come:

Al telefono –
La vittima prescelta del raggiro viene contattata telefonicamente da un call center che, a nome di un generico “principale gestore italiano di luce (o gas)”, ha bisogno di un chiarimento sui dati dell’utente e sui suoi codici identificativi. Il motivo? L’utente, sempre secondo l’addetto al call center, “paga troppo”. Da qui la richiesta: “Se mi fornisce il codice facciamo un controllo, rimettiamo a posto le cose e le applichiamo una tariffazione più conveniente”. Inutile dire che si tratta di un falso e che la generica “azienda” sta solo tentando di fregare il povero malcapitato. Cosa fare quindi? Semplicemente evitare sempre di fornire dati sensibili e codici utente, salutare e attaccare subito il telefono. L’azienda fornitrice delle utenze, infatti, è già al corrente di questi dati e non chiamerà mai per chiederveli nuovamente. Ma non basta. In certi casi infatti, soprattutto quando le telefonate sono fin troppo numerose, è bene avvertire dell’accaduto la società di luce o gas, che provvederà a segnalare gli episodi alle autorità competenti.

Sulla porta di casa –
Solitamente giovani, ben curati, sorridenti e dotati di una buona parlantina. A chi non è mai capitato di ricevere una visita da parte di ragazzi (maschi in maggioranza) che, con modi garbati e tanta gentilezza, si presentano come ‘addetti’ o ‘operatori’ dell’azienda del gas o della luce? Magari anche dotati di cartellino di riconoscimento che tuttavia, guarda caso, non corrisponde quasi mai alla società che viene menzionata alla presentazione. Ebbene, come dietro alla cornetta telefonica, così anche dietro un sorriso può nascondersi un pericolo. La tecnica è la stessa del call center: chiedere di vedere l’ultima bolletta dell’energia o del gas per capire se l’importo sia anomalo e se, in alcuni casi, sia presente sulla fattura un codice non meglio specificato, indice che l’utente ancora una volta sta pagando troppo. Una rapida occhiata e il gioco è fatto.

Come evitare brutte sorprese?
Anche qui, è solo necessario non consegnare mai la bolletta con allegati codice POD o PDR a chi abbiamo davanti né tantomeno firmare qualsivoglia documento anche se al momento può sembrare incredibilmente vantaggioso: basta pochissimo infatti perché si caschi in un vortice di contratti non richiesti, stipulati con gestori mai contattati, dal quale è poi difficilissimo uscire. Almeno senza pagare penali.

Fonte: Adnkronos

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Arriva il conto di deposito per la tutela di chi compra casa. La legge sulla concorrenza (la n. 124/2017 in vigore dal 29 agosto scorso) ha introdotto la facoltà di richiedere il deposito del prezzo al notaio rogante fino alla trascrizione del contratto di compravendita. In questo modo chi non trascrive il preliminare ha uno strumento in più per evitare l’esposizione a rischi diversi: come l’eventualità che tra la data del rogito (o, meglio, la data dell’ultima ispezione dei registri immobiliari eseguita dal notaio rogante) e quella della sua trascrizione nei registri venga pubblicato un gravame inaspettato a carico del venditore (ipoteca, sequestro, pignoramento, domanda giudiziale ecc.); oppure che il venditore venda più volte lo stesso immobile a diversi acquirenti, con la conseguenza che tra essi prevale chi per primo trascrive. In sostanza, fino a che l’acquisto non sia trascritto, non si ha la certezza che esso sia andato a buon fine; e se, per caso, non va a buon fine, si tratta spessissimo di situazioni in cui è praticamente impossibile avere la restituzione del denaro consegnato al venditore al momento della firma del rogito.

La scena tradizionale (al rogito il venditore consegna le chiavi e l’acquirente paga il prezzo) è dunque destinata a cambiare nel caso di rogito successivo a un contratto preliminare di cui non sia stata voluta la trascrizione. La nuova legge infatti afferma (importando in Italia una prassi da tempo vigente in Francia) che se ne sia «richiesto da almeno una delle parti», il notaio deve tenere in deposito il saldo del prezzo destinato al venditore fino a quando non sia eseguita la formalità pubblicitaria con la quale si acquisisce la certezza che l’acquisto si è perfezionato senza subire gravami.

In una prima fase sarà inevitabile qualche intoppo. Vero è invece che la nuova norma è stata introdotta per avere un senso: e cioè quello di proteggere l’acquirente dal rischio di vedere la trascrizione del proprio acquisto preceduta da una formalità pregiudizievole. Quando la legge vuol proteggere uno dei soggetti di un rapporto, detta norme per loro natura inderogabili (il cosiddetto ordine pubblico «di protezione») , poiché altrimenti destinate appunto ad essere travolte, nella prassi commerciale, da clausole di stile.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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La rivoluzionaria sentenza della Corte di Cassazione n. 25503/2016  ha recentemente sancito che Il contratto di locazione non registrato è nullo e comporta il diritto alla restituzione dei canoni pagati.
L’inquilino può chiedere la restituzione di quella parte del canone di affitto pagata ma non indicata in contratto o di tutti i canoni quando la locazione non è stata registrata.

Il principio è semplice: ciò che non è nel contratto non è dovuto. Quanto indebitamente pagato va restituito.

Quindi sussistono due casistiche:

  • Contratto registrato regolarmente presso l’Agenzia delle entrate ma per un importo inferiore rispetto al reale esborso mensile;
  • Il contratto non è registrato ma l’inquilino ne sostiene i canoni. Altre eventuali scritture private sono prive di ogni valore legale.

L’inquilino, se paga “gli extra” non previsti nel contratto, può comunque agire in un secondo momento per ottenere la restituzione delle maggiori somme versate fino a 6 mesi da quando ha abbandonato l’appartamento. Ovviamente spetta all’inquilino l’onere della prova.

Il caso della sentenza in questione, riguardava un immobile occupato che non era mai stato oggetto di un contratto registrato: l’inquilino, lamentando di non aver mai stipulato alcun contratto di locazione, ma solo di averne concordato la futura stipula, richiedeva il risarcimento del danno.

Inizialmente la Corte di Appello rigettava l’impugnazione, ritenendo che:

  1. a) il contratto di locazione era stato concluso, ma era inefficace perché non registrato
  2. b) l’inefficacia del contratto non esimeva l’occupante dell’obbligo di pagamento del canone pattuito

La Corte di Cassazione ha invece definito nullo il contratto oggetto di controversia tra le parti, in quanto “i contratti di locazione (….) sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati”.

 

IN SINTESI

 

Il principio di diritto enunciato nella pronuncia comporta che, in mancanza di registrazione del contratto d’affitto, l’inquilino avrà il diritto di chiedere la restituzione di tutti i canoni di locazione, nonché l’impossibilità per il locatore di ricorrere alle vie giudiziarie per ottenere il pagamento di eventuali morosità.

Fonte: Affitto Assicurato

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Acquistare o semplicemente ristrutturare un’abitazione non è cosa da poco. Spesso significa accollarsi mutui per tutta la vita o finanziamenti che per molto tempo costringono a tirare la cinghia. Per il 2016 sono previsti però bonus e detrazioni fiscali che possono alleviare il peso delle scelte in tema di casa. A illustrare il quadro degli incentivi è lo Studio Cataldi che analizza i vantaggi per chi si accinge a fare il grande passo.

Si parte con gli interventi di riqualificazione energetica per i quali è prevista una detrazione fiscale del 65%. Per quanto riguarda invece, più in generale, le ristrutturazioni, è stato predisposto un bonus fiscale del 50%, fino a massimo complessivi 96mila euro per unità immobiliare. Il bonus riguarda anche l’acquisto di mobili ed elettrodomestici.

Per il 2016 c’è poi la possibilità di cedere ai fornitori che hanno eseguito i lavori la detrazione fiscale spettante per gli interventi di riqualificazione energetica delle parti comuni degli edifici condominiali.

Un’importante novità riguarda i giovani: alle coppie sposate o conviventi da almeno tre anni, in cui almeno un componente non abbia superato i 35 anni di età, è riconosciuto un super bonus mobili per arredare casa. In particolare, la detrazione per l’acquisto dell’arredamento è del 50% da ripartire in dieci quote annuali, per un massimo di 16mila euro.

Un ulteriore bonus è rappresentato dalla possibilità, per le persone fisiche, di detrarre il 50% dell’Iva pagata per l’acquisto da un’impresa costruttrice di un’unità immobiliare a destinazione residenziale di classe energetica A o B.

E’ prevista infine una detrazione che riguarda l’acquisto o la costruzione di un’abitazione tramite leasing.

Fonte: Adnkronos.com

In Agenzia possiamo ulteriormente approfondire l’argomento.

Buon fine settimana.

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Nel 2015 le compravendite di abitazioni aumentano del 10% rispetto al 2013 e le erogazioni dei mutui sfiorano i 50 miliardi di euro. Come fare però a districarsi nel mercato immobiliare? Nel video Cristiano dell’Oste vi parla della Guida che trovate venerdì 26 febbraio insieme al Sole 24 Ore

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Detrazioni fiscali sul leasing abitativo, possibilità di scontare nella dichiarazione dei redditi l’Iva pagata ai costruttori e un anno di tempo per vendere l’abitazione acquistata con il bonus “prima casa” senza perdere l’agevolazione in caso di nuovo acquisto. Sono alcune delle novità introdotte dalla legge di Stabilità 2016 nel tentativo di ravvivare un mercato immobiliare che inizia ora a intravedere la ripresa dopo anni di profonda crisi. Ma per i proprietari di immobili ci sono anche altre occasioni di risparmio fiscale, dallo sconto Imu e Tasi sulle abitazioni affittate a canone concordato fino alla riduzione di base imponibile per le case date in uso gratuito ai parenti. Per scoprire quanto ne sapete (e per divertirvi un po’) potete cimentarvi con questo quiz del Sole 24 Ore.

Vai al quiz
Il Sole 24 Ore propone un quiz in 12 domande per testare la conoscenza delle novità in arrivo. Così potrete scoprire se siete molto esperti, se siete già preparati o se avete bisogno di approfondire meglio.

Fonte:
Il Sole 24 Ore
di Cristiano Dell’Oste e Saverio Fossati

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Con la modifica dell’art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 231/2007 è aumentato da € 1.000 a € 3.000 il limite previsto per il trasferimento di denaro contante / libretti di deposito bancari o postali al portatore / titoli al portatore in euro o in valuta estera. In sede di approvazione è stato previsto che relativamente al servizio di rimessa di denaro ex art. 1, comma 1, lett. b), D.Lgs. n. 11/2010 (c.d. “Money transfer”) la soglia rimane pari a € 1.000. È prevista altresì l’abrogazione delle seguenti disposizioni: art. 12, comma 1.1., DL n. 201/2011 che prevede(va) l’obbligo di pagare i canoni di locazione di unità abitative in forme e modalità diverse dal contante; art. 32-bis, comma 4, DL n. 133/2014 che prevede(va) l’obbligo da parte dei soggetti della filiera dell’autotrasporto di pagare il corrispettivo delle prestazioni di trasporto di merci su strada, utilizzando strumenti elettronici di pagamento, ovvero il canale bancario, e comunque ogni altro strumento idoneo a garantire la tracciabilità delle operazioni, indipendentemente dall’ammontare dell’importo dovuto.

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In sede di approvazione è stata introdotta una serie di interessanti disposizioni tendenti a agevolare l’acquisto della “prima casa” mediante un contratto di leasing. Il ricorso a tale modalità d’acquisto consente di beneficiare della detrazione IRPEF del 19% di cui alle nuove lett. i-sexies.1) e i-sexies.2) del comma 1 dell’art. 15, TUIR, relativamente:

a) ai canoni e relativi oneri accessori per un importo non superiore a € 8.000;

b) al prezzo di riscatto per un importo non superiore a € 20.000.

Quanto sopra è riconosciuto a condizione che:

• l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale entro 1 anno dalla consegna;

• il soggetto interessato:

− abbia un’età inferiore a 35 anni e un reddito complessivo non superiore a € 55.000 all’atto della stipula del contratto;

− non sia titolare di diritti di proprietà su immobili a destinazione abitativa.

Se il soggetto ha un’età pari o superiore a 35 anni la predetta detrazione è ridotta del 50%. La nuova detrazione spetta alle condizioni previste relativamente agli interessi passivi ipotecari per l’acquisto dell’abitazione principale di cui alla lett. b) del citato art. 15. Sono previste altresì le seguenti agevolazioni ai fini delle imposte indirette:

è applicata l’imposta di registro dell’1,50% alle cessioni di case di abitazioni non di lusso effettuate nei confronti di banche ed intermediari finanziari per essere concesse in leasing ricorrendo i requisiti “prima casa”, in capo all’utilizzatore, di cui alla Nota II-bis all’art. 1, Tariffa parte I, DPR n. 131/86; le imposte ipocatastali sono dovute in misura fissa (€ 200).

Nel caso di cessioni effettuate direttamente dall’impresa di costruzioni l’imposta di registro e ipocatastali sono applicabili in misura fissa.

In caso di cessione del contratto di leasing in esame è applicabile l’imposta di registro del 9%, ridotta all’1,5% in presenza delle condizioni “prima casa”. L’agevolazione in esame è applicabile dall’1.1.2016 al 31.12.2020.

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